Impegno politico

MENSA SCOLASTICA: A MINERBE TONNO E CRACKER A TRANI MANCO QUELLI. MAI DISCRIMINARE I BAMBINI

La questione della mensa scolastica, già da me sollevata qualche mese fa su alcuni organi di stampa, è tornata alla ribalta qualche settimana fa per un caso scoppiato a Minerbe, in provincia di Verona perché, si legge, “L’amministrazione comunale di Minerbe, si nasconde dietro le pieghe di una direttiva data alla società che fornisce i pasti per attuare una scelta discriminatoria nei

confronti di una bambina di origine straniera i cui genitori non sono in regola con i pagamenti della mensa e la umilia servendole tonno e cracker anziché il pasto completo” , (https://www.adnkronos.com/fatti/cronaca/2019/04/08/genitori-non-pagano-mensa-bimba-tonno-cracker_4oVZr15WZRW4xTGubiMzlI.html). In realtà il tema è molto diffuso come certifica Save The Children in questo suo dossier (https://s3.savethechildren.it/public/files/uploads/pubblicazioni/non-tutti-mensa-2018.pdf). 

Sia chiaro che si parla di genitori morosi.

A Trani, come a Minerbe, la storia si ripete anche se in modo ancora più grave. Come detto, stiamo parlando di bambini che hanno genitori che NON PAGANO LA MENSA. Quindi, in teoria, non dovrebbero essere famiglie in difficoltà. Ma la questione non è la morosità che ovviamente si deve condannare (un genitore che non paga non è, per questo, un impeccabile esercente della responsabilità genitoriale e va perseguito, ovviamente, per recuperare il credito nei modi previsti dalla legge). 

Il TEMA È: PERCHÉ PAGANO I BAMBINI?

Tra l’altro i bambini sono soggetti incolpevoli e che nemmeno possono sopperire in nessun modo alle mancanze dei loro genitori inadempienti. L’art. 2 della Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, di cui quest’anno si festeggeranno i 30 anni, prevede il DIVIETO di ogni DISCRIMINAZIONE nei confronti dei bambini “senza distinzione di sorta e a prescindere da ogni considerazione di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o altra del fanciullo o dei suoi genitori o rappresentanti legali, dalla loro origine nazionale, etnica o sociale, dalla loro situazione finanziaria, dalla loro incapacità, dalla loro nascita o da ogni altra circostanza”…O DI OGNI ALTRA CIRCOSTANZA! Cioè i bambini non possono MAI ESSERE DISCRIMINATI. Ed invece cosa accade? Accade che dopo qualche SMS in cui chiaramente si minaccia la sospensione del servizio a fronte dei primi mancati pagamento, i bambini vengano allontanati dalla mensa. Vengono infatti contattati i genitori ai quali viene imposto di andare a prendere i figli a scuola. Viene messa a rischio anche la PRIVACY del minore. Tanto è vero che il garante della privacy ha chiarito (è successo anche questo, non a Trani per fortuna) come “Non si può pubblicare sul sito della scuola, o inserire in bacheca, il nome e cognome degli studenti i cui genitori sono in ritardo nel pagamento della retta o del servizio mensa; né può essere diffuso l’elenco degli studenti, appartenenti a famiglie con reddito minimo o a fasce deboli, che usufruiscono gratuitamente di tale servizio. Gli avvisi messi on line devono avere carattere generale, mentre alle singole persone ci si deve rivolgere con comunicazioni di carattere individuale. Il gestore del servizio deve inviare alle famiglie i “bollettini” di pagamento in busta chiusa. Eventuali buoni pasto, tra l’altro, non possono avere colori differenziati in relazione alla fascia di reddito di appartenenza delle famiglie”.
Quali le ragioni addotte?
1)  È troppo complesso recuperare il credito! Bene! Quindi per evitare le lungaggini processuali per l’ottenimento è meglio punire il bambino?Vogliamo impedire anche le cure mediche nei casi di genitori che evadono le tasse?
2)  Il servizio non è obbligatorio! Vero ma una volta scelto i genitori fanno affidamento che il minore stia a scuola e comunque non si rinvengono norme che prevedono la sospensione del servizio per morosità.Anzi, ormai è consolidata l’idea che il servizio di mensa sia parte integrante del progetto scolastico di educazione e formazione, durante l’orario dedicato alla mensa viene svolta dal personale docente attività di educazione alla convivenza civile e al rapporto con gli altri.
3)  Sono proprio quelli che “possono” che non pagano!
A maggior ragione andrebbero applicate le procedure di recupero previste dalla legge e se è vero che si rischia di mandare in “tilt” tutto il sistema di refezione, come dicono, allora bisognerebbe inviare comunicazione agli assistenti sociali e al competente Tribunale per i Minorenni e non PUNIRE I MINORI INCOLPEVOLI. 
Luca Volpe