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15ENNE TROPPO “MODERNA”, GENITORI NON DEVONO ESAGERARE NEI RIMPROVERI

L’imputato è stato accusato “di aver maltrattato la figlia minorenne (che secondo l'età ufficiale aveva 15 anni all'epoca dei fatti) con aggressioni verbali e fisiche (colpendola con pugni e, in due occasioni, con la cinghia)

e di averle provocato in un'occasione lesioni personali con una prognosi di guarigione di sette giorni.

Secondo la Corte di appello, i comportamenti dell'imputato venivano a collocarsi nel difficile rapporto tra padre e figlia, fatto di incomprensioni e incomunicabilità, nel quale il primo esprimeva il suo disappunto e disagio per una figlia che aveva sposato una cultura troppo moderna, mentre quest'ultima era attratta da figure di riferimento ostili a quella paterna propense ad offrirle maggiori spazi di libertà.

L'imputato non aveva quindi agito per "umiliare" o "annientare" la figlia, in quanto le frasi risultavano essere state da lui pronunciate in momenti di particolare tensione e concitazione per i litigi tra i due a causa sia dei limiti imposti alla figlia (non frequentare gli amici) sia per le disubbidienze di quest'ultima (aveva portato in casa vestiti e trucchi rubati, si era fatta sorprendere a casa con un amico, aveva marinato la scuola)”.

Secondo la Corte di Cassazione “l'uso sistematico da parte del genitore di violenza fisica e morale, come ordinario trattamento del figlio minore, anche se sorretto da "animus corrigendi" - integra in tal caso il più grave reato di maltrattamenti in famiglia e non quello di abuso dei mezzi di correzione (per tutte, Sez. 3, n. 17810 del 06/11/2018, dep. 2019, B., Rv. 275701). Nè tali comportamenti maltrattanti possono ritenersi compatibili e giustificabili con un intento correttivo ed educativo proprio della concezione culturale di cui l'agente è portatore (tra tante, Sez. 6, n. 48272 del 07/10/2009, E.F., Rv. 245329)”

Cass. pen. Sez. VI, Sent., (ud. 02-07-2019) 02-09-2019, n. 36832

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