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Nel caso analizzato dalla Corte di Cassazione l’imputato “risponde, a seguito di doppia conforme di condanna, del reato di diffamazione in danno di A.F., sovrintendente dei teatro ____, quale autore di uno scritto apparso sul blog on line del quotidiano La Sicilia, a commento al post intitolato 'Teatro Bellini, corsa (senza vergogna) alla direzione artistica', inerente alle vicende di

 quel teatro e all'assegnazione dei posto di direttore artistico, nonché ai contrasti della direzione con `le masse artistiche', scritto nel quale il sovrintendente era tra l'altro definito 'psicopatico' e drogato'”.

 

“La corte territoriale attribuiva all'imputato la paternità di quello scritto sulla base, da un lato, dei movente rappresentato dalla conflittualità tra il sovrintendente ed il M., già orchestrante, in ordine alla copertura da parte di quest'ultimo dei posto di segretario artistico del teatro, dall'altro della provenienza di esso dall'indirizzo IP dell'utenza telefonica dell'abitazione dell'imputato, ritenendo inidonea a configurare ragionevole dubbio l'astratta possibilità del c.d. furto di identità e cioè che un terzo avesse sfruttato la rete wireless del prevenuto per postare lo scritto diffamatorio”.

Corte di Cassazione, sez. V Penale, sentenza 29 ottobre 2015 – 29 febbraio 2016, n. 8275

Presidente Lombardi – Relatore Lapalorcia

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