Informazione giuridica

CANI E PARCHI PUBBLICI: COSA DICONO I TRIBUNALI

Il Comune può prevedere un divieto generalizzato di accesso ai cani, muniti anche di guinzaglio o museruala, in tutti i giardini e parchi pubblici cittadini?

In effetti è dato riscontrare che molti comuni hanno adottato provvedimenti in tal senso motivandoli:

con la considerazione che la presenza dei cani nei luoghi suddetti possa costituire un rischio di natura igienico/sanitaria per la salute dei cittadini, oltre che un problema di decoro, a causa delle deiezioni prodotte dagli animali, spesso

non raccolte da chi conduce l’animale,

con lo scopo di maggiore tutela della sicurezza ed incolumità dei cittadini, specialmente minori, inabili e d anziani, abituali frequentatori di tali luoghi, per via di possibili aggressioni.

Tali provvedimenti, anche se partono da ragionevoli intendimenti, sono legittimi?

La questione è stata affrontata in diverse occasioni dagli organi di giustizia amministrativa con declaratoria di illegittimità dei provvedimenti impugnati, da ultimo si segnala la decisione del TAR LAZIO, SEZ. II BIS,DEL 17-05-16 N° 5836.

Vediamo quali sono state nel tempo alcune sentenze emesse in proposito e le motivazioni a fondamento delle stesse.

L’organo giurisdizionale dichiara la illegittimità del provvedimento impugnato per eccesso di potere determinato da carenza di adeguata istruttoria, non essendovi dati o accertamenti medico-veterinari che supportino la decisione di vietare l’accesso dei cani nelle aree verdi, pertanto invece di porre tale divieto andrebbe potenziato il servizio di controllo da parte della Polizia Municipale per sanzionare coloro che non adempiono all’obbligo di condurre il cane al guinzaglio o con la museruola (come previsto dall’art. 83 del D.P.R. 320/54 “Regolamento di Polizia Veterinaria”, che impone appunto di condurre i cani, quando si trovano nelle vie o in altri luoghi pubblici, con idonea museruola o con guinzaglio) o all’obbligo di rimuovere le deiezioni dell’animale. (cfr. TAR Piemonte del 18/05/12 n° 593)

L’organo giurisdizionale dichiara la illegittimità del provvedimento impugnato, emesso sotto la forma della ordinanza contingibile ed urgente ai sensi dell’art. 50 del D. Lgs. 267/00, in quanto manca la dimostrazione di un pericolo effettivo che minacci la sanità e l’igiene pubblica derivante da una situazione eccezionale ed imprevedibile, che deve fondare l’adozione di un provvedimento del genere, a cui non sia possibile far fronte con i mezzi ordinari previsti dall’ordinamento, concludendo che se il rischio per la cittadinanza è relativo alla mancata raccolta delle deiezioni dei cani, esso si risolve con la irrogazione delle sanzioni previste nei confronti dei trasgressori e non vietando indiscriminatamente l’ingresso dei cani nelle aree verdi.

(cfr. TAR Sardegna del 30/11/12 n° 1080)

Gli organi giurisdizionali dichiarano la illegittimità dei provvedimenti impugnati, emessi sotto la forma della ordinanza contingibile ed urgente ai sensi dell’art. 50 del D. Lgs. 267/00, in quanto eccessivamente limitativi della libertà di circolazione delle persone e perchè la tutela dell’igiene e sanità pubblica è raggiungibile obbligando coloro che accompagnano i cani nei giardini e parchi pubblici di dotarsi di strumenti idonei per rimuovere le deiezioni dell’animale, sproporzionato ed eccessivo è il divieto assoluto di ingresso (cfr. TAR Puglia del 28/03/13 n° 732 - TAR Basilicata del 17/10/13 n° 611)

Vediamo quali sono state le motivazioni a fondamento dell’ultima sentenza emessa sull’argomento.

L’organo di giustizia amministrativa aderisce al costante consolidato e non contrastato orientamento giurisprudenziale formatosi su fattispecie analoghe richiamandosi a: T.A.R. Potenza, 17 ottobre 2013, n. 611; T.A.R. Reggio Calabria, 28 maggio 2014, n. 225; T.A.R. Milano, 22 ottobre 2013 n. 2431; T.A.R. Sardegna, 27 febbraio 2016 n, 128; T.A.R. Venezia, 12 aprile 2012, n. 502.

Si osserva che sono meritevoli le ragioni di tutela dei cittadini in considerazione della circostanza che i cani vengono spesso lasciati senza guinzaglio e non ne vengono raccolte le deiezioni, ma il provvedimento risulta essere eccessivamente limitativo della libertà di circolazione delle persone ed è comunque posto in violazione dei principi di adeguatezza e proporzionalità, atteso che lo scopo perseguito dall’Ente locale di mantenere il decoro e l’igiene pubblica, nonché la sicurezza dei cittadini, può essere soddisfatto attraverso l’attivazione dei mezzi di controllo e di sanzione rispetto all’obbligo per gli accompagnatori o i custodi di cani di rimuovere le eventuali deiezioni con appositi strumenti e di condurli in aree pubbliche con idonee modalità di custodia (guinzaglio o museruola) trattandosi di obblighi imposti dalla disciplina generale statale, cosicchè il Sindaco può fronteggiare comportamenti incivili da parte dei conduttori di cani, al fine di prevenire le negative conseguenze di tali condotte, con l’esercizio degli ordinari poteri di prevenzione, vigilanza, controllo e sanzionatori di cui dispone l’Amministrazione. (cfr. Tar Lazio del 17/05/16 n° 5836)

Articolo di Giovanni Paris tratto da https://accademiapolizialocale.wordpress.com/2016/06/20/divieto-di-accesso-di-cani-in-giardini-e-parchi-pubblici/

La fotografia è tratta dal sito www.traniviva.it

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