Informazione giuridica

CARABINIERI COSTRINGONO DUE CLANDESTINE A RAPPORTI SESSUALI MINACCIANDOLE DI APPLICARE LA NORMATIVA SULL’IMMIGRAZIONE

un carabiniere aveva costretto prostitute straniere ad avere rapporti sessuali sotto minaccia di adottare provvedimenti o compiere accertamenti relativi alla normativa sull’immigrazione clandestina e per questo è stato imputato per i “reati di di concussione (art. 317 cod. pen.) e violenza sessuale (art. 609 bis cod. pen.) continuati reati commessi in Genova dal mese di settembre al 28 ottobre 2010”. La Suprema Corte dopo aver ricordato il principio sancito in altro caso “in cui si è affermato che "Integra il delitto di concussione, come modificato dall’art. 1, comma 75, L. n. 190 del 2012, la condotta di due militari che, dopo aver accompagnato di notte in caserma due prostitute per controlli, ottengono dalle donne prestazioni sessuali in cambio

dell’immediato rilascio, prospettando loro - in caso contrario - il trattenimento fino al giorno successivo per il foto segnalamento"), che occorre riguardare i fatti oggetto del presente processo al fine di verificare se nel comportamento posto in essere dal C. possano rinvenirsi gli estremi, o meno, del delitto di cui all’art. 319 quater cod. pen” ha stabilito che “Ritiene il Collegio che nel caso in esame - alla luce anche delle indicazioni fornite dalla stessa parte offesa - manchino condotte costrittive vere e proprie (ancorché la O.F. abbia precisato, in riferimento all’episodio del rapporto preternaturale, che ella non si sarebbe determinata ad accettarlo se non avesse provato una sorta di metus reverentialis pur senza che da parte del C. fosse stato posto in essere un comportamento costrittivo o anche larvatamente minaccioso), sicché la fattispecie va, in effetti, inquadrata nella diversa ipotesi delittuosa di cui all’art. 319 quater cod. pen..

5.1 Tale riqualificazione della condotta non implica, però, come preteso dalla difesa, la automatica inconciliabilità della ipotesi delittuosa di violenza sessuale, stante l’asserita assenza della costrizione.

5.2 La condotta di violenza sessuale contestata ab origine prevedeva l’ipotesi della costrizione per come è dato leggere nel capo di imputazione; ma alla luce della diversa qualificazione del reato di concussione in termini di indebita induzione, anche il reato di cui all’art. 609 bis cod. pen. deve essere rimodulato nella diversa fattispecie di cui al secondo comma n. 1 della norma suddetta che, come è noto, sanziona con la stessa pena prevista dal comma 1 la condotta di colui che induce taluno a compiere o subire atti sessuali abusando delle condizioni di inferiorità fisica o psichica della persona offesa al momento del fatto. È infatti innegabile che la O.F. , proprio perché intimorita dalla presenza di un Carabiniere che lei considerava una Autorità e soprattutto, preoccupata per eventuali conseguenze negative che comunque il militare non aveva formulato in modo esplicito se non con un blando riferimento al contratto di locazione, è stata indotta a cedere alle profferte sessuali del C. tanto in occasione della sua prima visita (nella quale più decisa è apparsa la condotta abusante ed induttiva dell’imputato), quanto in occasione della seconda visita relativamente alla quale la donna ha parlato di ricerche insistenti e pressanti della sua persona da parte del C. senza tuttavia indicare in modo preciso i comportamenti da questi posti in essere nell’atto di compiere l’atto sessuale preternaturale.

5.3 Può dirsi pacifico nella giurisprudenza di questa Corte il concorso formale tra il reato di concussione e quello di violenza sessuale essendo diversi i beni giuridici protetti posti a salvaguardia di distinti valori, rappresentati, rispettivamente, dal buon andamento della P.A. e dalla libertà di autodeterminazione della persona nella sfera sessuale (in termini Sez. 6^ 9.1.2009 n. 9528, Romano ed altri, Rv. 243049; Sez. 3^ 20.11.2007 n. 1815, Rizza, Rv. 238568; Sez. 6^ 4.11.2010 n. 8894, G, Rv. 249652).

5.4 Ma non dissimili conclusioni vanno assunte con riferimento alla ipotesi del delitto di induzione indebita come configurato dall’art. 319 quater cod. pen. ed al concorrente delitto di violenza sessuale nella forma prevista dal comma 2 n. 1 dell’art. 609 bis cod. pen., in quanto anche in questo caso i beni giuridici protetti sono diversi; la condotta induttiva costituisce un nucleo comune che caratterizza i due reati i quali possono però tra loro concorrere essendo strutturalmente diverse anche le condotte. Ma soprattutto deve essere precisato che anche nella ipotesi di violenza sessuale per induzione collegata al delitto di cui all’art. 319 quater cod. pen., il margine di autodeterminazione della vittima è comunque limitato sicché non può certo parlarsi di consenso liberamente dato: e tanto basta per riaffermare che le due ipotesi delittuose sopra descritte possono tra loro concorrere.

5.5 Ed infatti mentre nella ipotesi contemplata dall’art. 319 quater cod. pen. il soggetto agente p.u. induce taluno a dare o a promettere indebitamente, a lui o a un terzo, denaro o altra utilità, abusando della sua qualità o dei suoi poteri, nella ipotesi disciplinata dal comma 2 n. 1 dell’art. 609 bis cod. pen., la condotta punibile va individuata nell’abuso delle condizioni di inferiorità fisica o psichica della persona offesa al momento del fatto, a differenza di quanto accade nella condotta costrittiva di cui al comma primo in cui è prevista anche l’ipotesi dell’abuso di autorità, non necessariamente presente nel comma 2: in altri termini mentre l’abuso visto in relazione all’art. 319 quater cod. pen. è riferibile al soggetto agente, quello visto in relazione all’art. 609 bis comma 2 è riferibile alle condizioni del soggetto passivo, senza che sia necessario che l’agente abbia agito con abuso delle sue qualità.

5.6 Invero l’ipotesi delittuosa di cui all’art. 609 bis comma 2 n. 1 cod. pen. si realizza come ripetutamente affermato da questa Corte - quando con un’opera di persuasione sottile e subdola l’agente convince la persona che si trova in posizione di debolezza per le più svariate ragioni ad aderire ad atti sessuali che altrimenti non avrebbe compiuto e necessita quindi di un comportamento positivo di tipo induttivo concretizzantesi in un doloso sfruttamento dello stato di inferiorità psichica (o fisica) della vittima che viene strumentalizzato per accedere alla sua sfera intima, sicché il soggetto passivo diviene un mezzo per l’altrui soddisfacimento sessuale (Sez. 3^ 14.4.2010 n. 20766, T. ed altro, Rv. 247655; v. anche Sez. 3" 22.2.2007 n. 14141 P. ed altri, Rv. 236202; idem 27.1.2014 n. 16899, I, Rv. 263344).

6. In conclusione va affermato il principio di diritto secondo il quale il delitto di induzione indebita di cui all’art. 319 quater cod. pen. può concorrere con il reato di violenza sessuale per induzione di cui al comma 2 n. 1 cod. pen. essendo diversi i beni giuridici protetti e soprattutto, differenti sul piano strutturale le condotte poste in essere in quanto mentre l’abuso insito nel delitto di induzione indebita va riferito al soggetto agente, quello insito nel delitto di violenza sessuale va riferito al soggetto passivo del reato ferma restando quale elemento comune una condotta induttiva di tipo approfittatrice tale da condizionare - seppur al di fuori di condotte violente, minacciose o costrittive - la volontà del soggetto passivo.

7. Si impone, quindi, alla luce della riqualificazione delle condotte nei termini dianzi esposti, l’annullamento della sentenza in parte qua con rinvio ad altra Sezione della Corte di Appello di Genova che nell’esame della fattispecie dovrà attenersi ai principi di diritto come sopra enunciati.

8. Ma identica soluzione, in termini di annullamento con rinvio, va adottata con riferimento al terzo motivo di ricorso riguardante il trattamento sanzionatorio.

8.1 Quanto, infatti, al diniego delle circostanze attenuanti generiche, la Corte di merito ha espresso un giudizio negativo legato alla estrema gravità dei fatti tenuto conto sia della posizione pubblica dell’imputato che della situazione estremamente precaria in cui versava la vittima: ma la riqualificazione delle condotte nei termini enunciati da questa Corte impone una rivisitazione del giudizio, risultando innegabilmente meno grave la condotta sanzionata dall’art. 319 quater cod. pen. rispetto a quella prevista dall’art. 317 stesso codice come originariamente contestata ed essendo comunque diversa, anche se punita nello stesso modo, la condotta riferibile all’art. 609 bis cod. pen. nei termini riqualificati da questa Corte.

8.2 Ma il trattamento sanzionatorio complessivo va rivisto anche in riferimento ad altra possibile attenuante contemplata dall’art. 322 bis cod. pen. espressamente invocata dalla difesa in sede di discussione dell’appello, senza che da parte della Corte di merito sia stata espressa alcuna considerazione al riguardo sicché, sotto tale specifico profilo, ricorre il vizio denunciato di omessa motivazione, tanto più che la condotta contestata in origine è stata degradata nella meno grave ipotesi di cui all’art. 319 quater cod. pen. Sul punto dovrà quindi la Corte di merito in diversa composizione, in sede di rinvio verificare la concedibilità, o meno, della circostanza attenuante di cui all’art. 323 bis cod. pen”

Corte di Cassazione, sez. III Penale, sentenza 18 marzo 2015 – 8 marzo 2016, n. 9442

Presidente Mannino – Relatore Grillo

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