Informazione giuridica

CASO SARA: IL GIP CONTRADDICE LA CASSAZIONE SULLA PREMEDITAZIONE?

Si apprende dalla stampa che “«Vincenzo Paduano ha agito con crudeltà e ha ucciso Sara Di Pietrantonio per futili motivi al culmine di una serie di atti persecutori». Il gip Paola Della Monica convalida il fermo dell’assassino di via della Magliana, e lo tiene in carcere con l’accusa di omicidio volontario e stalking come chiesto dalla procura, ma se da un lato lo alleggerisce dall’aggravante della premeditazione dall’altra ne descrive in termini penalmente anche più pesanti l’azione” (cfr. Corriere della Sera). Eppure la Corte di Cassazione

con la sentenza n. 18460 del 3 maggio 2016 ha ritenuto premeditato l'omicidio commesso dando fuoco alla vittima, giudicando decisivo, ai fini dell'aggravante, che il reo avesse portato sul luogo del delitto già il giorno prima una tanica di benzina. La Suprema Corte chiarisce che “La dimostrazione - data in sentenza - che C. si procurò con anticipo i mezzi per uccidere la moglie e per simulare il caso fortuito sono effettivamente indicativi della programmazione del delitto e, quindi, della premeditazione. È esatto - come rimarcato in sentenza e come sostenuto dal ricorrente - che la circostanza aggravante della premeditazione richiede due elementi: uno, ideologico o psicologico, consistente nel perdurare, nell'animo del soggetto, di una risoluzione criminosa ferma e irrevocabile; l'altro, cronologico, rappresentato dal trascorrere - fra l'insorgenza e l'attuazione di tale proposito - di un intervallo di tempo apprezzabile, la cui consistenza minima non può essere in astratto rigidamente determinata, ma deve risultare in concreto sufficiente a far riflettere l'agente sulla decisione presa e a consentire il prevalere dei motivi inibitori su quelli a delinquere (ex multis, Cass., n. 25797 del 18/6/2015)” Cass. pen. Sez. V, Sent., (ud. 05-02-2016) 03-05-2016, n. 18460

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