Informazione giuridica

CONDANNATO PER VIOLENZA SESSUALE PSICOTERAPEUTA CHE AVEVA "ABUSATO" DELLA VULNERABILITÁ DI UNA SUA PAZIENTE

La Suprema Corte s'è occupata del caso di una paziente "affetta da gravi disturbi psicologici" a tal punto che è stato ritenuto che il medico "come psicoterapeuta non poteva ignorare il problema del transfert e della sua intensità in pazienti compulsivi ed era in grado – o avrebbe dovuto esserlo – di valutare la situazione di vulnerabilità in cui si trovava - la paziente (n.d.r.) - e la conseguente condizione di dipendenza che veniva ad instaurarsi, vulnerando la capacità di liberamente determinarsi proprio a causa dello stato di inferiorità psicologica in cui si veniva a trovare (...)".

La Corte evidenzia come "La violazione dell'art. 28 codice deontologico da parte del medico, nel caso in esame, costituisce elemento integrante la fattispecie, perchè quel divieto imposto in via deontologica è strettamente ancorato non solo alla professionalità del medico e alla eticità del suo comportamento, ma anche alla intangibilità della dignità del paziente che a lui si affida, per cui il giudice solo nei casi di minore gravità può attuare un certo bilanciamento con altre circostanze. Al riguardo questa Corte in sede penale ha avuto modo di statuire che le condizioni di inferiorità del paziente devono essere accertate come sfruttate dall'agente in modo permanente e continuo, per conseguire l'accesso ad una attività sessuale, che nel caso vi è stata, che altrimenti gli sarebbe stata preclusa (Cass. 3 dicembre 1996, in Foro it. 1997, 2, c. 697)".

Corte di Cassazione sezione III sentenza n. 1600 del 23 gennaio 2013

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