Informazione giuridica

COSTRINGERE COMPAGNI DI SCUOLA A SCIOPERARE É REATO!

Uno studente è stato “accusato di avere, in concorso con soggetti non identificati, impedito - bloccando le porte - al personale docente e ad altri studenti l'accesso all'istituto scolastico "Giordano Bruno" di (OMISSIS) e il regolare svolgimento delle lezioni; inoltre, di aver minacciato e diffamato la preside

dell'Istituto”. La Corte di Cassazione ha ribadito che “in aderenza alla giurisprudenza di questa Corte (Cass., n. 12464 del 2.7.1980) - che lo stesso esercizio di diritti fondamentali, quali quello di sciopero, riunione e di manifestazione del pensiero, "cessa di essere legittimo quando travalichi nella lesione di altri interessi costituzionalmente garantiti"; esattamente come avvenuto nella specie, giacchè l'occupazione temporanea della scuola (per circa due ore) "ha di fatto impedito ai non manifestanti di svolgere le consuete attività di studio per un tempo apprezzabile, con conseguente ingiustificata compressione dei loro diritti" (pag. 7). Gli altri argomenti spesi dal giudicante per spiegare l'arbitrarietà dell'iniziativa (possibilità di effettuare una "autogestione programmata" con obbligo di preavviso) sono serviti alla Corte d'appello per chiarire che l'imputato aveva altri strumenti per impostare un dialogo costruttivo con i compagni di scuola e col corpo docente; non si è limitata a motivare la decisione col richiamare gli "strumenti alternativi" che potevano essere - e non sono stati -attivati nella specie. Così ragionando la Corte d'appello non ha affatto negato rilevanza ai diritti evocati dal ricorrente, ma ne ha riconosciuto l'efficacia scriminante fino a che l'esercizio delle facoltà ad essi connesse non ridondi in una lesione di altri interessi generali costituzionalmente protetti, non potendo in alcun modo in tali casi ritenersi applicabile il disposto di cui all'art. 51”

Cass. pen. Sez. V, Sent., (ud. 16-10-2015) 23-02-2016, n. 7084

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