Informazione giuridica

DANNI DA ABBANDONO AL GENITORE CHE SI É DISINTERESSATO DELLA FIGLIA

Riconosciuta la paternità naturale dell’uomo, veniva poi depositato ricorso per la richiesta di risarcimento “danni subiti dalla minore per l'abbandono morale e materiale imputabile al padre da riconoscersi in Euro 100.000,00 ovvero quella ritenuta equa dal Giudice.

Precisava l'attrice nell'atto introduttivo che il padre si era sempre disinteressato della figlia che non aveva neppure mai incontrata”.

Il Tribunale di Cassino, in ordine “alla richiesta di risarcimento danni per abbandono del minore, la questione s'inserisce nella più vasta problematica della responsabilità aquiliana nei rapporti familiari oggetto di una rielaborazione condotta sotto il profilo della tutela dei diritti fondamentali della persona.

Nella giurisprudenza di legittimità, è stata, infatti, da tempo enucleata la nozione di illecito endofamiliare (fra le varie Cass.22.11.2013 n. 26205 cit. ; Cass. 10 aprile 2012 n. 5652 cit; Cass.15 settembre 2011 n. 18853).

Su tale base, la violazione dei relativi doveri non trova la sua sanzione, necessariamente e soltanto, nelle misure tipiche previste dal diritto di famiglia, in quanto la natura giuridica di tali obblighi implica che la relativa violazione, nell'ipotesi in cui provochi la lesione di diritti costituzionalmente protetti, possa integrare gli estremi dell'illecito civile e dare luogo ad un'autonoma azione volta al risarcimento dei danni non patrimoniali ai sensi dell'art. 2059 c.c., come reinterpretato alla luce dei principi enucleatati dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione nella nota decisione n. 26972 del 2008 (cfr da ult. Cass. 16 febbraio 2015, n. 3079 cit.) . Ne consegue la risarcibilità del pregiudizio di natura non patrimoniale, quando il fatto illecito abbia violato in modo grave diritti inviolabili della persona, come tali oggetto di tutela costituzionale.

Il disinteresse dimostrato da un genitore nei confronti di un figlio determina, dall'altro, un' immancabile ferita di quei diritti nascenti dal rapporto di filiazione, che trovano nella carta costituzionale (in part., artt. 2 e 30), e nelle norme di natura internazionale recepite nel nostro ordinamento un elevato grado di riconoscimento e di tutela .

La minore, n. il (...), nel corso dell'attività di osservazione risalente al 2012, appariva serena , con un percorso di evolutivo sostanzialmente regolare, grazie all'aiuto della madre e di altre importanti figure sostitutive quali familiari ed amici. Nondimeno il CTU ha sottolineato le possibili problematiche nell'evoluzione della crescita psicologica della minore ed quelle, nella vita da adulta, attinenti alla formazione di rapporti sani e durevoli con l'altro sesso.

La minore all'udienza del 23.12.2015 ha riferito di avere incontrato il padre non più di cinque volte, precisando che non le piace stare con lui per appena due ore. In quella stessa udienza il C., oltre a rappresentare, sia pur in modo generico, i continui impedimenti che egli incontra nell'incontrare la figlia, ha messo in chiaro che il timore che la moglie possa venire a conoscenza della dell'esistenza di G. non gli consente di poterla incontrare se non per poche ore.

Il padre è figura sostanzialmente del tutto assente nella vita della figlia e, pur rispettando l'obbligo al mantenimento, si è limitato a vederla in rarissime occasioni, dietro palese sollecitazione del Giudice, ma non facendo nulla per instaurare un normale legame affettivo, addirittura delegando l'" incombenza" alle di lui madre e sorella.

La privazione della figura genitoriale paterna, quale punto di riferimento fondamentale soprattutto nella fase della crescita, integra "un fatto generatore di responsabilità aquiliana" c.d. endofamiliare la cui prova, secondo la S.C., può essere offerta anche "sulla base anche di soli elementi presuntivi", considerando "la particolare tipologia di danno non patrimoniale in questione, consistente nella integrale perdita del rapporto parentale che ogni figlio ha diritto di realizzare con il proprio genitore e che deve essere risarcita per il fatto in sé della lesione" (Cass. 22 luglio 2014, n. 16657)

La liquidazione di siffatto danno non patrimoniale, attesa la natura, non può che essere equitativa essendo comunque dimostrata la sussistenza di un danno risarcibile nell'an debeatur e stante l' obiettiva impossibilità o particolare difficoltà di fornire la prova del quantum debeatur.

In considerazione dell'età della minore, ancora tradicenne, in attesa di compiere il complesso sviluppo psico fisico nell'assenza pressochè certa della figura paterna, con i pericoli che già il consulente ha evidenziato anche per i rapporti relazionali nella vita adulta con gli uomini,tenendo nondimeno conto del contributo materiale che egli almeno corrisponde a titolo di contrunuto al mantenimento della figlia, questo Giudice liquida il danno non patrimoniale per abbandono morale della minore in via equitativa nella misura di Euro 52.000,00 (Euro 4.000,00 già rivalutata all'attualità per anno, dalla nascita alla data odierna), con interessi di legge dal deposito della sentenza all'effettivo esborso”.

Trib. Cassino, Sent., 15-06-2016

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