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DIFFONDERE FOTO "ESPLICITE" DI MINORI SU INTERNET NON É REATO DI PORNOGRAFIA MINORILE SE PROVENGONO DAI MINORI STESSI

Il caso trae origine dal fatto che alcuni maggiorenni si erano interscambiati fotografie dal contenuto pornografico raffiguranti un minorenne. La Corte di Cassazione ricorda che “l'art. 600 ter c.p. (Pornografia minorile) ... omissis … nella sua ripetuta evoluzione, ritiene la Corte che il fondamento dell'intera previsione debba esser rinvenuto nel primo comma, invero decisivo per l'interpretazione anche dei successivi, il cui contenuto costituisce evidente portato della condotta per prima prevista, e la cui sanzione non si giustificherebbe qualora quest'ultima non fosse parimenti punita; in altri termini, non si potrebbe perseguire chi fa commercio di materiale pornografico realizzato

utilizzando minori (comma 2), chi lo distribuisce, divulga, diffonde o pubblicizza (comma 3), così come chi lo offre o cede ad altri, anche a titolo

5. Ancora in via preliminare, osserva poi il Collegio che la condotta sanzionata nell'art. 600 ter c.p., comma 1, è stata ampiamente esaminata da una fondamentale pronuncia di questa Corte a Sezioni Unite (n. 13 del 31/5/2000, Rv. 216337) che, se pur emessa sotto l'originaria lettera della norma, costituisce baluardo interpretativo imprescindibile anche per le versioni successive, compresa quella ad oggi vigente.

In particolare, la sentenza - interpretando la portata del verbo "sfruttare", allora impiegato - aveva evidenziato che lo stesso doveva intendersi "nel significato di utilizzare a qualsiasi fine (non necessariamente di lucro), sicchè sfruttare i minori vuoi dire impiegarli come mezzo, anzichè rispettarli come fine e come valore in sè: significa insomma offendere la loro personalità, soprattutto nell'aspetto sessuale, che è tanto più fragile e bisognosa di tutela quanto più è ancora in formazione e non ancora strutturata";

Contrariamente all'assunto del Procuratore ricorrente, poi, a conclusioni difformi non pare poter condurre il successivo art. 600 quater c.p., in tema di detenzione del prodotto in oggetto, che sanziona chiunque "consapevolmente si procura o detiene materiale pornografico realizzato utilizzando minori degli anni diciotto"; fattispecie costruita quale tipica norma di chiusura, volta cioè ad evitare zone grigie di impunità e vuoti sanzionatori con riguardo a condotte che comunque attengano al turpe materiale in esame, allo stesso materiale, anche solo per averne il soggetto la fisica disponibilità. Orbene, ritiene il Collegio che l'aver - in questo caso - il legislatore optato per un'indicazione "estesa" del materiale oggetto della condotta non possa esser letto in contrasto con la lettera "ristretta" dei commi 2, 3 e 4, dell'articolo precedente, atteso che la diversa soluzione qui scelta risulta soltanto l'evidente portato di una precisa tecnica redazionale, peraltro ex se giustificata dall'esser applicata su una disposizione distinta; poichè, infatti, l'art. 600 quater, si apre con una clausola di riserva che esclude in toto la norma che precede ("Al di fuori delle ipotesi previste dall'art. 600 ter"), un richiamo "sintetico" al materiale di cui al comma 1, della stessa avrebbe rischiato di rendere la norma di difficile lettura ("Chiunque, al di fuori delle ipotesi previste dall'art. 600 ter, consapevolmente si procura o detiene il materiale di cui al comma 1 dello stesso articolo"). Ritiene dunque il Collegio, conclusivamente, che la sentenza del Tribunale per i minorenni debba esser condivisa in punto di diritto, avendo escluso la sussistenza del reato in capo a tutti i ricorrenti d'altronde, la difforme opzione ermeneutica, invocata dal ricorrente, implicherebbe un'interpretazione analogica della norma palesemente in malam partem, come tale vietata dall'ordinamento, oltre che in contrasto insanabile con la lettera e con la ratio della disposizione.

Cass. pen. Sez. III, Sent., (ud. 18-02-2016) 21-03-2016, n. 11675

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