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EUROPARLAMENTARE DEFINISCE I ROM "FECCIA DELLA SOCIETÁ" E VIENE CONDANNATO DAL TRIBUNALE DI MILANO

Il Tribunale di Milano ha condannato a risarcire i danni per il carattere discriminatorio del comportamento tenuto “L’On. Bonanno esponente del partito Lega Nord e membro del Parlamento Europeo, consistente nell’aver affermato, in data 2.3.2015 e per quattro volte, che “i rom sono la feccia della società” nel corso della trasmissione “PiazzaPulita” in onda su “LA7”.

Il Tribunale ambrosiano ha ritenuto “che l’affermazione dell’odierano ressistente “i rom sono la feccia della società” costituisca un comportamento discriminatorio ai sensi dell’art. 2, comma 3, d.lgs. n. 251/2013”. L’articolo in questione

recita così: “1. Ai fini del presente decreto, per principio di parità di trattamento si intende l'assenza di qualsiasi discriminazione diretta o indiretta a causa della razza o dell'origine etnica. Tale principio comporta che non sia praticata alcuna discriminazione diretta o indiretta, così come di seguito definite: a) discriminazione diretta quando, per la razza o l'origine etnica, una persona è trattata meno favorevolmente di quanto sia, sia stata o sarebbe trattata un'altra in situazione analoga; b) discriminazione indiretta quando una disposizione, un criterio, una prassi, un atto, un patto o un comportamento apparentemente neutri possono mettere le persone di una determinata razza od origine etnica in una posizione di particolare svantaggio rispetto ad altre persone. 2. È fatto salvo il disposto dell'articolo 43, commi 1 e 2, del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, approvato con decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, di seguito denominato: «testo unico». 3. Sono, altresì, considerate come discriminazioni, ai sensi del comma 1, anche le molestie ovvero quei comportamenti indesiderati, posti in essere per motivi di razza o di origine etnica, aventi lo scopo o l'effetto di violare la dignità di una persona e di creare un clima intimidatorio, ostile, degradante, umiliante od offensivo. 4. L'ordine di discriminare persone a causa della razza o dell'origine etnica è considerato una discriminazione ai sensi del comma 1”.

Si ricorda che per la Corte dei Conti gli amministratori – nella specie comunali – che dovessero far pagare all’amministrazione spese di giustizia per dichiarazioni discriminatorie rispondono di danno erariale (Corte conti, Sez. giur., Reg. Veneto, 20 giugno 2012, n. 460, concernente l'illecita esclusione di un nucleo familiare, composto da stranieri residenti nel comune, dalla partecipazione a una procedura concorsuale per l'acquisto della prima casa).

Tribunale di Milano, 16.4.2016, giudice dott.ssa Anna Cattaneo

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