Informazione giuridica

IL CANE “TRASCINATO” MA È REATO O NO?

Come è noto, nella giornata di ieri è stato notato a Trani un cane “attaccato” ad un’autovettura che veniva “trascinato” per diversi chilometri per strada. 
Tralasciando i modi con i quali la cosa è stata portata all’attenzione di tutti, del tutto discutibili, vediamo quale siano le norme potenzialmente applicabili al caso.


L’articolo 544 bis del codice penale prevede che “Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona la morte di un animale è punito con la reclusione da quattro mesi a due anni”.
L’articolo 544 ter, del codice penale, invece, prevede che “Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche è punito con la reclusione da tre mesi a diciotto mesi o con la multa da 5.000 a 30.000 euro. La stessa pena si applica a chiunque somministra agli animali sostanze stupefacenti o vietate ovvero li sottopone a trattamenti che procurano un danno alla salute degli stessi. La pena è aumentata della metà se dai fatti di cui al primo comma deriva la morte dell'animale”.
Quanto al dolo, alla volontà cioè, che deve muovere chi maltratta la Corte di Cassazione ha chiarito che “In materia di delitti contro il sentimento per gli animali, la fattispecie di maltrattamento di animali (art. 544 ter c.p.) configura un reato a dolo specifico nel caso in cui la condotta lesiva dell'integrità e della vita dell'animale è tenuta per crudeltà, mentre configura un reato a dolo generico quando la condotta è tenuta senza necessità” (cfr. Cass. Pen., Sez. 3, n. 44822 del 24/10/2007 - dep. 30/11/2007, Borgia).
L’articolo 727 del codice penale, poi, prevede che “Chiunque abbandona animali domestici o che abbiano acquisito abitudini della cattività è punito con l'arresto fino ad un anno o con l'ammenda da 1.000 a 10.000 euro”. Il secondo comma dello stesso articolo statuisce che “alla stessa pena soggiace chiunque detiene animali in condizioni incompatibili con la loro natura, e produttive di gravi sofferenze”. 
In questi casi la Corte di Cassazione ha avuto modo di specificare che “la detenzione di animali in condizioni incompatibili con la loro natura è produttiva di gravi sofferenze, prevista come reato dal nuovo testo dell'art. 727 c.p., diversamente dall'ipotesi di incrudelimento, può essere integrata anche con una condotta colposa del soggetto agente (fattispecie nella quale la Corte ha ravvisato il reato de quo nell'ipotesi di trasporto di tre cani nel bagagliaio non comunicante con l'abitacolo di un'autovettura)” (cfr. Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 21744 del 9 giugno 2005).
Concludendo, nel caso la condotta dei ragazzi non si dimostrasse che fosse stata in qualche modo intenzionale o dovesse emergere qualcosa che sia sfuggito alla volontà dei ragazzi non è comprensibile quale ipotesi di reato potrebbe integrarsi. 
Rimane che con gli animali bisognerebbe avere la massima attenzione possibile per evitare loro, come ad ogni essere vivente, una qualche sofferenza. È questo un comportamento umano più che giuridicamente non disciplinato.
Luca Volpe