Informazione giuridica

IL CONTATTO FISICO "INTIMO" NON VOLUTO É VIOLENZA SESSUALE

“dopo vari ammiccamenti ed allusioni sulla vitalità del R. (che atterrito sarebbe stato poi ritrovato nascosto nel bagagliaio dell'automobile dalla polizia successivamente intervenuta), si avvicinò minacciosamente alla donna, al punto da farla sbattere contro un muretto mentre ella camminava all'indietro per cercare di arginare l'aggressività dell'imputato che, secondo la versione della persona offesa, si abbassò i pantaloni, tirò fuori il pene e si avvicinò pericolosamente verso la donna, che era chinata per la caduta, intimandole volgarmente di praticargli un rapporto orale; nel contempo le teneva una mano sul collo e con l'altra mano insisteva ad avvicinarle il pene alla bocca. F. inoltre, nella sua azione, aveva anche utilizzato una catena di ferro, che serviva per impedire l'accesso al distributore, per cercare di alzare la testa della D.P. ed avvicinarla al suo corpo. La donna riuscì comunque a divincolarsi prima dell'intervento della polizia e a sfuggire all'aggressione. La ricostruzione del fatto svolta in dibattimento dalla D. P. era riscontrata dalle dichiarazioni del teste R., che aveva confermato l'aggressione alla fidanzata ricordando anche il particolare della caduta verso il muretto e l'uso della catena per cercare di alzare la testa della donna ed avvicinarla al suo corpo e dello sbottonamento dei pantaloni da parte del F.; conferma intervenuta anche da parte del teste D. che, pur non essendo presente al fatto perchè rimasto dentro il locale, aveva subito ascoltato dalla voce della D.P. quanto a lei accaduto”.

La Suprema Corte ha chiarito che “la violenza o la minaccia, per determinare la costrizione (ossia l'evento costrittivo che si risolve, come espressamente previsto dal modello legale ex art. 609 bis c.p., nel compiere o nel subire un atto sessuale), debbono comportare una immediata e concreta intrusione nella sfera sessuale della vittima, nel senso di seguito precisato, mentre se sono esclusivamente idonee ed inequivoche a vincerne la resistenza, in quanto il soggetto passivo non compie o non subisce la condotta che la violenza e la minaccia esercitate nei suoi confronti erano preordinate ad ottenere, non comportano la consumazione del reato, configurando esclusivamente il tentativo punibile per mancata verificazione dell'evento.

L'immediata e concreta intrusione nella sfera sessuale della vittima si ha quando l'agente raggiunge le parti intime (zone genitali o comunque erogene della persona offesa) o provoca un contatto della vittima con le parti intime proprie, essendo indifferente, in tal caso, che il contatto corporeo sia di breve durata, che la vittima sia riuscita a sottrarsi all'azione dell'aggressore o che quest'ultimo consegua la soddisfazione erotica (Sez. 3, n. 4674 del 22/10/2014, dep. 2015, Rv. 262472), con la conseguenza che solo in siffatti casi può ritenersi la consumazione del reato di cui all'art. 609 bis c.p.”.

Cass. pen. Sez. III, Sent., (ud. 18-02-2016) 28-04-2016, n. 17414

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