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ITALIA CONDANNATA PER NON TUTELARE IL DIRITTO DI VISITA DEI BAMBINI: PROCEDIMENTI LENTI E INADEGUATI

Il Tribunale per i Minorenni di Bologna, sentiti i servizi sociali, limita il diritto di visita di un bambino con il suo Papà. Secondo la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo "le autorità italiane andrebbero sanzionati perché non hanno considerato l'esistenza di un condizionamento dell'esperto

incaricato di condurre una valutazione psicologica del rapporto tra il bambino e il padre. Nel caso di specie, la Corte rileva che l'esistenza di un legame tra la madre del bambino, i servizi sociali ed il psichiatra responsabile della stesura della perizia sulla famiglia era evidente perché vi erano precedenti legami professionali tra loro (vedi supra, punto 21). La Corte ritiene che non era solo nell'interesse del ricorrente, ma soprattutto quello del bambino quello di vedere i tribunali nazionali rispondere favorevolmente alle richieste del ricorrente, così nominando un altro esperto - indipendente e imparziale - per raggiungere nuove competenze, e affidando il follow-up del bambino ai servizi sociali di un'altra città". "La Corte ha ripetutamente dichiarato che, anche se lo scopo dell'articolo 8 della Convenzione è essenzialmente quello di proteggere l'individuo da interferenze arbitrarie da parte delle autorità pubbliche, esso non si limita a costringere lo Stato astenersi da tali interferenze ma prevede una serie di obblighi positivi inerenti ad un rispetto effettivo della vita privata o familiare. Tali obblighi possono comportare l'adozione di misure di rispetto della vita familiare, anche nei rapporti tra privati, comprese le misure per incontrare il genitore e figlio, anche in caso di conflitto tra i genitori nonché tutte le misure preparatorie per raggiungere questo obiettivo (vedi, mutandis mutandis, Kosmopoulou v. Grecia, n. 60457/00, § 45, 5 FEBBRAIO 2004, Amanalachioai v. Romania, n. 4023/04, Ignaccolo-Zenide, già citata, §§ 105 e 112, e Silvestro, citata, § 70)". "La Corte ritiene che la procedura dovrebbe essere circondata da adeguate garanzie a tutela dei diritti del ricorrente e rileva che i tribunali nazionali non hanno proceduto con la dovuta diligenza". Pertanto, "la Corte ha ritenuto che le autorità nazionali non hanno compiuto sforzi adeguati e sufficienti per far rispettare i diritti di visita del ricorrente e ha violato il diritto dello stesso al rispetto della la sua vita familiare". Diecimila euro il risarcimento del danno ottenuto dal padre oltre al monito alle autorità italiani di essere maggiormente celeri nell'espletamento delle procedure concernenti il diritto di visita del minori con i loro genitori.

Corte europea diritti dell'uomo Sez. IV, 17/11/2015, n. 35532/12


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