Informazione giuridica

LA DIFFAMAZIONE SU FACEBOOK É SEMPRE REATO AGGRAVATO: PREVISTI FINO A TRE ANNI DI RECLUSIONE

Gli imputati venivano condannati in sede penale “per avere, offeso la reputazione di R.F., commissario Straordinario della Croce Rossa Italiana, comunicando con più persone, mediante la pubblicazione sul suo profilo Facebook, di alcune frasi, associandole - in taluni casi - all'immagine del predetto: tra cui - "...per pararsi il culo, il parassita è capace anche di questo", con associata immagine del R.;- "... eroe del risanamento, o parassita del sistema clientelare? Quando i cialtroni diventano parassiti, vengono sputtanati dai giornali...", con associata immagine del R.;- "... devo andare a pescare, mi serve un verme, quale mi consigliate?", con associata immagine del R.;- "... io la farei mangiare a quel parassita di R.F., che vale quanto una fava masticata,..- "... R.F. è solo un mercenario ultra-pagato, che non gli frega un cazzo dei vulnerabili, tanto lui, al mese, lo stipendio lo prende....”.

La Suprema Corte ha ribadito “come le espressioni indicate in denuncia da parte del R., del tipo "parassita del sistema clientelare", ovvero "... quando i cialtroni diventano parassiti...", ovvero ancora "... devo andare a pescare, mi serve un verme, quale mi consigliate ?... pubblicate su Facebook, ed accompagnate da immagini fotografiche, ovvero, pur in assenza di tali immagini, inequivocannente dirette al R., stante l'indicazione del nome dello stesso, "... io la farei mangiare a quel parassita di R. F., che vale quanto una fava masticata... oppure " R. F. è solo un mercenario ultra-pagato, che non gli frega un cazzo dei vulnerabili, tanto lui, al mese, lo stipendio lo prende...." sono oggettivamente lesive della reputazione della p.o., trasmodando in una gratuita ed immotivata aggressione delle qualità personali del R..

Inoltre, questa Corte, ha più volte evidenziato che il reato di diffamazione può essere commesso a mezzo di internet (cfr. Sez. 5, 17 novembre 2000, n. 4741; 4 aprile 2008 n. 16262; 16 luglio 2010 n. 35511 e, da ultimo, 28 ottobre 2011 n. 44126), sussistendo, in tal caso, l'ipotesi aggravata di cui al comma 3 della norma incriminatrice (cfr. altresì sul punto, Cass., Sez. 5, n. 44980 del 16/10/2012, Rv. 254044), dovendosi presumere la ricorrenza del requisito della comunicazione con più persone, essendo per sua natura destinato ad essere normalmente visitato in tempi assai ravvicinati da un numero indeterminato di soggetti (Sez. 5, n. 16262 del 04/04/2008). In particolare, anche la diffusione di un messaggio diffamatorio attraverso l'uso di una bacheca "facebook" integra un'ipotesi di diffamazione aggravata ai sensi dell'art. 595 c.p., comma 3, poichè la diffusione di un messaggio con le modalità consentite dall'utilizzo per questo di una bacheca facebook, ha potenzialmente la capacità di raggiungere un numero indeterminato di persone, sia perchè, per comune esperienza, bacheche di tal natura racchiudono un numero apprezzabile di persone (senza le quali la bacheca facebook non avrebbe senso), sia perchè l'utilizzo di facebook integra una delle modalità attraverso le quali gruppi di soggetti socializzano le rispettive esperienze di vita, valorizzando in primo luogo il rapporto interpersonale, che, proprio per il mezzo utilizzato, assume il profilo del rapporto interpersonale allargato ad un gruppo indeterminato di aderenti al fine di una costante socializzazione (Sez. 1, n. 24431 del 28/04/2015). Pertanto, la condotta di postare un commento sulla bacheca facebook realizza la pubblicizzazione e la diffusione di esso, per la idoneità del mezzo utilizzato a determinare la circolazione del commento tra un gruppo di persone, comunque, apprezzabile per composizione numerica, di guisa che, se offensivo tale commento, la relativa condotta rientra nella tipizzazione codicistica descritta dall'art. 595 c.p.p., comma (Sez. 1, n. 24431 del 28/04/2015)”

Cass. Pen. Sez. V, Sent., (ud. 13-07-2015) 01-03-2016, n. 8328

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