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LA LEGA FA UN MANIFESTO IN CUI CONFONDE CLANDESTINI CON RIFUGIATI: CONDANNATA. É RAZZISMO!

A Saronno la Lega Nord aveva fatto affiggere dei manifesti con cui definiva "clandestini" delle persone che in realtà erano rifuguati. Secondo il Tribunale di Milano la condotta è discirminatoria. Rileva il Tribunale, infatti, che “In particolare, per quel che rileva nel presente procedimento, l’art. 43 del D.Lgs. 286/1998 dispone che: “ai fini del presente capo, costituisce discriminazione ogni comportamento che, direttamente o indirettamente, comporti una distinzione, esclusione, restrizione o preferenza basata sulla razza, il colore, l'ascendenza o l'origine nazionale o etnica, le convinzioni e le pratiche religiose, e che abbia lo scopo o l'effetto di distruggere o di compromettere il riconoscimento, il godimento o l'esercizio, in condizioni di parità, dei diritti umani e delle libertà fondamentali in campo politico, economico, sociale e culturale e in ogni altro settore della vita pubblica”. Alla stregua della normativa sopra citata è discriminatorio ogni comportamento che provochi una distinzione anche in ragione dell’origine nazionale e quindi della cittadinanza (elemento sul quale si tornerà in seguito).

Ai sensi dell’art. 2 del D.lgs. 215/2003 costituisce discriminazione per ragioni di razza e

origine etnica, non solo il trattamento di svantaggio comparativo subito da un soggetto

per motivi connessi a tali fattori, ma anche la “molestia” subita in connessione ai medesimi motivi. Per molestia, si intende “quei comportamenti indesiderati, posti in essere per motivi di razza o di origine etnica, aventi lo scopo o l’effetto di violare la dignità di una persona e di creare un clima intimidatorio, ostile, degradante, umiliante od offensivo” (aggettivi da intendersi non in senso cumulativo, come risulta da un’interpretazione letterale della congiunzione “o”, introdotta dalla modifica operata con decreto legge 59/2008, in seguito alla procedura d’infrazione n. 20005/2358 della Commissione Europea).

Quanto alla prova della discriminazione, l’art. 28 del D.Lgs. 150/2001– che, per disposizione dell’art. 8 sexies del d.l. n. 59/2008 contenente disposizioni urgenti per l’attuazione degli obblighi comunitari, ha introdotto un’agevolazione probatoria.

Il termine “clandestino”, alla luce dei rilievi che verranno di seguito svolti, ha una valenza denigratoria e viene utilizzato come emblema di negatività. Infatti: il termine “clandestino” contraddistingue il comportamento delittuoso (punito con una contravvenzione) di chi fa ingresso o si trattiene nel territorio dello Stato, in violazione delle disposizioni del T.U. sull’immigrazione; con l’epiteto di “clandestino” si fa chiaramente riferimento ad un soggetto abusivamente presente sul territorio nazionale ed è idoneo a creare un clima intimidatorio (implicitamente avallando l’idea che i “clandestini”, non regolarmente soggiornanti in Italia, devono allontanarsi). Contrariamente rispetto a quanto indicato nei manifesti per cui è causa, i 32 “clandestini” sono persone che, esercitando un diritto fondamentale, hanno chiesto allo Stato italiano di riconoscere loro la protezione internazionale”.

Ed inoltre che “L’espressione “clandestini”, evocando l’idea di persone irregolarmente presenti sul territorio nazionale – alle quali viene pagato “vitto, alloggio e vizi”, a costo di grandi sacrifici chiesti ai cittadini di Saronno, ai quali, invece, vengono tagliate le pensioni e aumentate le tasse – veicola l’idea fortemente negativa che i richiedenti asilo costituiscano un pericolo per i cittadini (italiani e, in particolare, per quel che rileva in questa sede, di Saronno)”.

Tribunale di Milano, 22 febbraio 2017 RG 47117/2016

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