Informazione giuridica

Mamma condannata ad 1 anno e 6 mesi di reclusione per Stalking nei confronti della figlia minorenne

confermata dalla Corte di Cassazione la condanna di una Mamma "colpevole del reato di cui all'art. 612 bis cod. pen. perché, con condotte reiterate, molestava la figlia minore T.G. con condotte reiterate, ingenerando in lei un fondato timore per l'incolumità propria e, comunque, costringendola ad alterare le proprie abitudini di vita; condotte consistite, in particolare, nel contravvenire pressoché quotidianamente al divieto di prendere contatti con la figlia minore T.G., imposto dal Tribunale per i minorenni di Bologna con decreto in data 11.16.2005, telefonandole continuamente presso l'abitazione o comunque alle utenze

del padre e dei nonni per parlarle, raggiungendola reiteratamente presso i luoghi dalla medesima frequentati (istituti scolastici, luoghi di svago, abitazione, eccetera) ed appostandosi nelle immediate vicinanze degli stessi (ovvero entrandovi all'interno o comunque suonando ripetutamente il campanello per cercare di entrare), pedinandola nei suoi spostamenti e, poi, cercando ogni volt di avvicinarla e e di prendere contatti con lei; e, per l'effetto, l'aveva condannata, esclusa la recidiva, alla pena dì anni uno e mesi sei di reclusione".

Per l'individuazione del tipo di dolo la Suprema Corte chiarisce che "nel delitto di atti persecutori, l'elemento soggettivo è integrato dal dolo generico, che consiste nella volontà di porre in essere le condotte di minaccia e molestia nella consapevolezza della idoneità delle medesime alla produzione di uno degli eventi alternativamente previsti dalla norma incriminatrice, e che, avendo ad oggetto un reato abituale di evento, deve essere unitario, esprimendo un'intenzione criminosa che travalica i singoli atti che compongono la condotta tipica, anche se può realizzarsi in modo graduale, non essendo necessario che l'agente si rappresenti e voglia fin dal principio la realizzazione della serie degli episodi (Sez. 5, n. 18999 del 19/02/2014, Rv. 260411; Sez. 5, n. 20993 del 27/11/2012, dep. 2013, Rv. 255436 secondo cui il delitto di atti persecutori è reato abituale di evento, per la cui sussistenza, sotto il profilo dell'elemento soggettivo, è sufficiente il dolo generico, il quale è integrato dalla volontà di porre in essere le condotte di minaccia e molestia nella consapevolezza della idoneità delle medesime alla produzione di uno degli eventi alternativamente previsti dalla norma incriminatrice). Dunque, è sufficiente la mera consapevolezza dell'idoneità delle condotte ossessive alla produzione di uno degli eventi tipici previsti dalla norma. La necessità, poi, che detta valutazione debba essere compiuta non solo in astratto, ma anche in rapporto all'oggettiva constatazione del riflessi consequenziali della condotta illecita, destabilizzanti sul piano della serenità ed equilibrio psichico della persona offesa e delle sue ordinarie abitudini di vita, vale a fugare le perplessità difensive in ordine alla possibilità di configurare l'elemento soggettivo in chiave di dolo eventuale, a parte l'irrilevanza dei rilievo posto che la componente soggettiva, nel caso di specie, non risulta affatto configurata nei termini anzidetti, ma correttamente posta in termini di dolo genericonel delitto di atti persecutori, l'elemento soggettivo è integrato dal dolo generico"

Corte di Cassazione, sez. V Penale, sentenza 10 aprile – 22 ottobre 2015, n. 42566, Presidente Nappi – Relatore Bruno

 

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