Informazione giuridica

MANDARE A PIÚ PERSONE MESSAGGI OFFENSIVI LA REPUTAZIONE DI QUALCUNO VIA MAIL, SMS, WHATSAPP, ECC., É DIFFAMAZIONE. PREVISTA LA RECLUSIONE FINO AD 1 ANNO

Il Tribunale di Milano ricorda che l’invio di comunicazioni offensive offensive della reputazione altrui mediante posta elettronica è reato di diffamazione. “Orbene, la casella di posta elettronica, nota anche come e-mail, consiste

in uno spazio riservato, messo a disposizione da un fornitore di servizi Internet, in cui vengono trasferiti per via telematica sul computer dell’utente i messaggi a lui diretti: la comunicazione così realizzata non si differenzia pertanto in modo sostanziale dai tradizionali mezzi di trasmissione delle comunicazioni scritte, quali il servizio postale, il telegrafo o telefax, se non per la mancanza di un supporto materiale cartaceo (salvo che venga successivamente stampata). Non vi è dubbio, in particolare, che il messaggio inviato attraverso la posta elettronica sia diretto a singoli, specifici destinatari (per quanto il loro numero possa essere elevato) e non “in ìncertam personam”, come invece avviene nel caso di un sito o di una pagina “web”: come ha osservato la Suprema Corte, infatti, “mentre nel caso, di diffamazione commesso, ad esempio, a mezzo posta, telegramma o, appunto, e-mail, è necessario che l'agente compili e spedisca una serie di messaggi a più destinatari, nel caso in cui egli crei a utilizzi uno spazio web, la comunicazione deve intendersi effettuata potenzialmente ‘erga omnes’ (sia pure nel ristretto - ma non troppo - ambito di tutti coloro che abbiano gli strumenti, la capacità tecnica e, nel caso di siti a pagamento, la legittimazione, a connettersi"). Partendo da tale - ovvia - premessa, si giunge agevolmente alla conclusione che, anzi, l'utilizzo di internet integra una delle ipotesi aggravate di cui dell'art. 595 c.p. (comma terzo: "offesa recata... con qualsiasi altro mezzo di pubblicità")” (Cass., sez. V, 17.11.2000 n. 4741).

Anche la diffusione di un messaggio con le modalità consentite dall'utilizzo di una bacheca facebook è stata ritenuta idonea ad integrare l’aggravante in esame, avendo potenzialmente la capacità di raggiungere un numero indeterminato di persone”.

Tribunale Milano, X sezione penale, sentenza n. 1624 del 11.2.2016

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