Informazione giuridica

MESSAGGI INDESIDERATI, TELEFONICI O VIA INTERNET, CHE TURBANO? É STALKING! RECLUSIONE DA 6 MESI A 5 ANNI

Il Dott. M. aveva tenuto nei confronti della collega Dott.ssa M. M.P. comportamenti integranti il reato di stalking; in particolare, al M. era stato contestato, quanto alla prima incolpazione, il fatto di avere, tra il (OMISSIS) e l'(OMISSIS), molestato la collega del medesimo ufficio assillandola con continue telefonate, messaggi telefonici, richieste di incontri, e ciò nonostante il netto rifiuto opposto dalla Dott.ssa Ma., in tal modo arrecandole profondo turbamento alla vita personale e familiare, con lesione del prestigio della magistratura in considerazione della notorietà che dette condotte avevano ricevuto; quanto al secondo illecito, il fatto di avere, con la condotta ossessiva di cui al primo, creato pregiudizio allo svolgimento del lavoro della collega, entrando continuamente nel suo ufficio per sollecitare incontri, trattenendovisi ogni volta a lungo nonostante le chiare manifestazioni di insofferenza oppostegli, nonchè di avere inviato alla collega, a seguito del netto rifiuto dalla stessa oppostogli, una lettera con la quale segnalava la situazione di incompatibilità in cui la medesima collega si sarebbe trovata a causa dell'esercizio della professione legale da parte della sorella, e di avere poi segnalato la detta incompatibilità al Consiglio superiore della magistratura.

D'altra parte, se pure si è ritenuto che lo stato d'ansia è "configurabile in presenza del destabilizzante turbamento psicologico" (Cass. pen., sez. 5, n. 11945 del 2011), non può non considerarsi che l'apprezzamento della soglia rilevante possa variare in relazione alle singole persone offese e che quindi comportamenti che, per alcuni destinatari, pur essendo molesti, non raggiungono la soglia della condizione di un perdurante stato di ansia, possono viceversa integrare uno degli elementi alternativi che integrano il reato in questione ove rivolti ad altri soggetti. In ogni caso, si è anche precisato che "ai fini della integrazione del reato di atti persecutori (art. 612-bis cod. pen.) non si richiede l'accertamento di uno stato patologico ma è sufficiente che gli atti ritenuti persecutori - e nella specie costituiti da minacce e insulti alla persona offesa, inviati con messaggi telefonici o via  internet o, comunque, espressi nel corso di incontri imposti - abbiano un effetto destabilizzante della serenità e dell'equilibrio psicologico della vittima, considerato che la fattispecie incriminatrice di cui all'art. 612-bis cod. pen. non costituisce una duplicazione del reato di lesioni (art. 582 cod. pen.), il cui evento è configurabile sia come malattia fisica che come malattia mentale e psicologica" (Cass. pen., sez. 5, n. 16864 del 2011).

Cass. civ. Sez. Unite, Sent., 21-03-2013, n. 7042 

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