Informazione giuridica

PALPEGGIARE PER GIOCO È VIOLENZA SESSUALE.

La Corte di Appello di Cagliari condannava alla pena di anni uno, mesi uno e giorni dieci di reclusione, ed al risarcimento del danno, un carabiniere il reato di violenza sessuale, per avere costretto, con violenza e abuso di autorità (per essere superiore in servizio rispetto alla vittima) una sua collega in servizio presso la medesima Stazione dei Carabinieri, “a subire atti sessuali, consistiti nel prenderla alle spalle, cingendole i fianchi con le mani, toccarle il seno, dandole baci sulla testa, ed attaccandosi al corpo della vittima, costretta a piegarsi in avanti”.

La Corte di Cassazione ha ribadito come “Al riguardo, del resto, va rammentato che ai fini della configurabilità del delitto di violenza sessuale, la rilevanza di tutti quegli atti che, in quanto non direttamente indirizzati a zone chiaramente definibili come erogene, possono essere rivolti al soggetto passivo, anche con finalità del tutto diverse, come i baci o gli abbracci, costituisce oggetto di accertamento da parte del giudice del merito, secondo una valutazione che tenga conto della condotta nel suo complesso, del contesto in cui l'azione si è svolta, dei rapporti intercorrenti fra le persone coinvolte e di ogni determinazione della sessualità del soggetto passivo (Sez. 3, n. 10248 del 12/02/2014, M, Rv. 258588).

Con riferimento all'asserita mancanza di dolo, va altresì richiamata la pacifica giurisprudenza di questa Corte, secondo cui l'elemento soggettivo del reato di violenza sessuale è integrato dal dolo generico, consistente nella coscienza e volontà di compiere un atto invasivo e lesivo della libertà sessuale della persona offesa non consenziente, sicchè non è necessario che detto atto sia diretto al soddisfacimento dei desideri dell'agente nè rilevano possibili fini ulteriori - di concupiscenza, di gioco, di mera violenza fisica o di umiliazione morale - dal medesimo perseguiti (Sez. 3, n. 4913 del 22/10/2014, dep. 2015, P, Rv. 262470, in una fattispecie in cui è stata ritenuta la responsabilità di un giovane militare che, in concorso con altri, dopo aver bloccato il risciò su cui viaggiavano due ragazze, saliva da dietro e toccava loro il seno, i glutei e la zona dei genitali); tale principio, in ossequio ai principi generali del dolo affermati sulla base delle norme di parte generale del codice penale, sanziona l'erroneità dell'interpretazione sostenuta dalla sentenza di assoluzione di primo grado a proposito della involontarietà degli atti sessuali accertati”

Cass. pen. Sez. III, Sent., (ud. 13-04-2016) 04-10-2016, n. 41469

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