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QUINDICENNE STANCO DELLE LITI DEI GENITORI SCRIVE AI GIUDICI DEL DIVORZIO E VIENE ACCONTENTATO

La letterina dei desideri questa volta non è diretta al Polo Nord ma al Tribunale di Firenze. E senza troppi giri di parole, con dodici righe a penna, che un ragazzo di 15 anni ha chiesto ai giudici di essere ascoltato prima della sentenza di divorzio dei genitori. Ha espresso i suoi bisogni, ha parlato del rapporto che ha con il padre e con la madre. Ha aggiunto, scrivendo

alla giudice relatrice: “qualora le occorra approfondire sono disponibile anche ad incontrarla nuovamente”. Il collegio del Tribunale civile ha letto e valutato la lettera e lo ha ascoltato attentamente. Ha tenuto conto delle sue necessità e delle sue osservazioni. Ha disposto una sentenza quasi a misura di figlio. Lui, il ragazzo, aveva quattro anni quando la mamma e il padre hanno iniziato a litigare e hanno chiesto la separazione. Ne aveva nove quando raccontò ai servizi sociali di essere stanco del dover vivere “preso fra due fuochi” e dal dover difendere “ora uno, ora l’altro genitore”. E ora, che di anni ne ha 15 ha voluto indirizzare i giudici alla decisione più giusta per lui, adolescente, che ama entrambi i genitori ma non ne può più di aule di tribunale, liti e scambi di accuse che vanno avanti da anni. “La mamma insiste per convincermi a cambiare idea sulle settimane alterne e -  ha spiegato nella lettera datata 7 ottobre – se questo accadesse per me sarebbe veramente spiacevole. La mia vita è organizzata bene e così mi trovo bene negli spostamenti”. E i giudici sembrano avere esaudito i suoi desideri: la sentenza emessa nei giorni scorsi non distrugge il rapporto con la madre ma riconosce il suo bisogno di averne uno altrettanto solido con il padre, conferma il regime di affidamento condiviso e stabilisce che il ragazzo viva a settimane alterne con i genitori. Richiesta che lui stesso aveva fatto ai giudici: “la scuola che ho scelto e di gran lunga la scelta più opportuna” ha scritto nelle lettera. Il tribunale attribuisce infine in via esclusiva al padre le decisioni relative alla salute all’attività sportiva del figlio, argomenti sui quali è stata sospesa la potestà genitoriale (rectius: la responsabilità genitoriale n.d.r.) della madre. Secondo i giudici lei non ha mantenuto con il figlio un atteggiamento adeguato alla crescita, ha limitato le uscite con gli amici e ha fatto pressioni su di lui perché praticasse la danza, mentre il figlio volevo iscriversi a basket. E anche in occasione di alcuni visite mediche all’ospedale Meyer di Firenze, a causa di un’artrite reumatoide, la donna aveva opposto resistenza perché non convinta delle cure prescritte dei medici.  Una volta, affinché il bambino potesse essere curato, sono intervenuti i carabinieri: “riguardo al mio stato fisico, fortunatamente, sto molto meglio e gioco volentieri a basket – ha scritto l’adolescente nella lettera – per tutto questo non posso che ringraziare mio padre”. La battaglia tra genitori però ancora non è finita. La sentenza di divorzio ha messo un punto fermo ma di recente la donna denunciato l’ex marito per violazione degli obblighi di assistenza familiare.  Il conflitto dura da almeno sei anni: la signora ha denunciato più volte il marito per inosservanza dei provvedimenti del giudice e anche per abusi e percosse.  Lui è stato sempre assolto prosciolto. “Per anni sono stato guardato con diffidenza dai genitori dei compagni di scuola di mio figlio -  racconta il padre -  perché le parlava male di me con le maestre degli assistenti sociali”
Tratto da La Repubblica del 7 novembre 2018

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