Informazione giuridica

SENTENZA SHOCK del Tribunale di Palermo: si possono PALPEGGIARE COLLEGHE sul lavoro

Ha destato giustamente clamore in queste ore il caso di un “ex direttore dell'Agenzia delle Entrate Palermo 1, …, accusato proprio di avere molestato due impiegate del suo ufficio: a una diede una lieve pacca sul sedere, all'altra mise il dito sul bottoncino della camicetta, proprio all'altezza del seno, sfiorandole in un'altra circostanza la zona genitale” (fonte La Repubblica, http://goo.gl/nMgJyR ) secondo il Tribunale di Palermo, il comportamento dell’uomo “era oggettivamente dettato da

un immaturo e inopportuno atteggiamento di scherzo, frammisto ad una larvata forma di prevaricazione e ad una, sia pur scorretta, modalita' di impostazione dei rapporti gerarchici all'interno dell'ufficio". Nonostante i palpeggiamenti fossero stati in zone più che intime il Tribunale ha stabilito che: “"Non si deve cioè fare riferimento alle parti anatomiche aggredite e al grado di intensità fisica del contatto instaurato ma si deve tenere conto dell'intero contesto. Nel comportamento del Lipari non era ravvisabile alcun fine di concupiscenza o di soddisfacimento dell'impulso sessuale". Eppure la Suprema Corte con una nota sentenza di qualche anno fa (Cassazione Penale, Sezione III, del 1.7.2014, n. 1709) aveva stabilito che “In tema di violenza sessuale, il gesto compiuto "ioci causa" o con finalità di irrisione è qualificabile come atto sessuale punibile ai sensi dell'art. 609-bis codice penale – violenza sessuale – allorquando, per le caratteristiche intrinseche dell'azione, rappresenta un'intrusione violenta nella sfera sessuale della vittima. (Fattispecie di schiaffo e palpeggiamento sulla natica, accompagnati da esclamazione in apparenza galante e da successivo atteggiamento irridente).  

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