Informazione giuridica

SI PUÓ PERPETRARE LO STALKING ANCHE DAL PROPRIO PROFILO SOCIAL.

Una persona minacciava e molestava altre persone, a mezzo del suo profilo “Facebook, cagionando nei medesimi un perdurante stato d'ansia e un fondato timore per l'incolumità propria e dei familiari e costringendoli a mutare le abitudini di vita, e, nel contempo, offendendone la reputazione”. In particolare, si erano verificati “continui insulti e minacce che l'imputato aveva inserito nel suo profilo facebook, rivolti nei confronti delle persone offese”; “le minacce proferite dal prevenuto gli avevano procurato uno stato di d'ansia e di timore tale da indurlo a chiedere la protezione di una scorta”; “lo stato d'ansia che le intimidazioni dell'imputato gli avevano procurato non era certo smentito dalle dichiarazioni pubbliche da lui rilasciate volte soltanto a rassicurare la popolazione sulla continuità del suo impegno di pubblico amministratore”. La Corte di Cassazione ha evidenziato come “il messaggio, pur rivolto ad una determinata persona (come nel caso di specie ove non è neppure contestato che le due persone offese ne fossero i destinatari), sia pubblicato sul profilo dell'imputato se ne dovrà verificare la conoscibilità, certamente scontata quando il "profilo" sia ampiamente accessibile. Nel caso in esame “entrambe le persone offese erano venute a perfetta conoscenza delle espressioni "postate" dal prevenuto sul proprio "profilo" (di sicura efficacia intimidatoria, come si è detto, tanto da avere giustificato, per la loro oggettiva gravità ed attendibilità, la richiesta e l'adozione di una misura cautelare personale) visto che risulta, anche, che le avessero registrate, tanto da poterle, poi, produrre in giudizio ai fini della prova della loro esistenza”. Tuttavia, “anche se le persone offese non fossero venute a personale e diretta conoscenza dei "post" dell'imputato, soccorrerebbe il costante orientamento giurisprudenziale di questa Corte (da ultimo rappresentato dalla pronuncia Sez. 5, n. 38387 del 01/03/2017, Dardo, Rv. 271202) secondo il quale, ai fini della configurabilità del delitto di minaccia, non è necessario che le espressioni intimidatorie siano pronunciate in presenza della persona offesa, potendo quest'ultima venirne a conoscenza anche attraverso altri, in un contesto dal quale possa desumersi la volontà dell'agente di produrre l'effetto intimidatorio (e, nel caso di specie, alla luce dello stesso tenore letterale delle espressioni "postate" dal prevenuto, non sussistono margini di dubbio sul fatto che questi intendesse rivolgersi, direttamente o indirettamente, alle due odierne persone offese)”. Cass. pen. Sez. V, Sent., (ud. 31-03-2021) 17-05-2021, n. 19363

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