Informazione giuridica

STALKING: IL “perdurante e grave stato di ansia o di paura” NON PUÓ ESSERE SOLO VEROSIMILE. PIÚ ATTENZIONE NELLA REDAZIONE DELLE QUERELE!

“in ordine alla sussistenza degli elementi di cui all'art. 612 bis c.p., non può non rilevarsi come veramente poche e generiche siano le affermazioni in cui si sostanza la motivazione del provvedimento impugnato. Esso, in particolare, si limita ad un apodittico riferimento ad uno "stato di tensione e disagio psicologico" non meglio specificato, richiamando la querela del 09/12/2011, il cui contenuto non è neanche sinteticamente illustrato. Inoltre, alla pag. 7 del provvedimento si afferma che le persone offese subissero vessazioni e soprusi tali da determinare "verosimilmente" uno stato di costante apprensione oggettivamente sussistente. A parte la considerazione che non viene neanche individuata la fonte di tale affermazione, va rilevato che appare evidentemente contraddittoria la motivazione in cui si qualifica come "verosimile" uno stato di costante apprensione che, ai fini della sussistenza del reato, ancorchè a livello indiziario, deve essere ritenuto sussistente sulla scorta di specifici e chiari elementi necessitanti una univoca individuazione e valutazione. Ciò senza considerare che ai fini della possibilità di configurare la fattispecie di cui all'art. 612 bis c.p., deve ricordarsi che uno degli eventi che, alternativamente, devono ravvisarsi come conseguenza della condotta delittuosa, sono individuati in uno stato di ansia o di paura gravi e perduranti che certamente dal punto di vista ontologico appaiono non assimilabili ad uno stato di semplice apprensione, per quanto costante - oppure in un fondato timore per la propria incolumità o in quella di familiari, ovvero, infine, in una alterazione delle proprie abitudini di vita, e nessuno dei due ultimi citati eventi risulta delineato.

Ne discende, pertanto, la necessità di rivalutare e specificare la sussistenza, nel caso, in esame, degli elementi costitutivi del delitto di cui all'art. 612 bis c.p., ferma restando la possibilità, anch'essa da valutare nello specifico, che la condotta di cui all'art. 393 c.p., concorra con quella di cui all'art. 612 bis c.p., stante la diversità dell'oggettività giuridica tutelata dalle due norme (Sez. 5, sentenza n. 54923 del 08/06/2016, Rv. 268408; Sez. 5, sentenza n. 20696 del 29/01/2016, Rv. 267148)”

Cass. pen. Sez. V, Sent., (ud. 25-01-2017) 16-03-2017, n. 12799

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