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STEPCHILD ADOPTION: LA CORTE DI APPELLO DI ROMA CONFERMA POSSIBILITA' PER DUE MAMME

La Corte di Appello di Roma dopo aver ricordato che “Regola generale è che l'adozione è consentita a una coppia di coniugi in possesso dei requisiti di legge e in favore di un minore dichiarato in stato di adottabilità da una sentenza definitiva che abbia accertato lo stato di abbandono; la sentenza di adozione viene pronunciata dopo un periodo di affidamento preadottivo: si tratta della cosiddetta "adozione piena o legittimante" che è irrevocabile, attribuisce al minore lo status di figlio degli adottanti e il loro cognome, lo inserisce a pieno titolo nella loro parentela, fa cessare il rapporto con la famiglia di origine della quale perde il cognome.

A questa regola può farsi eccezione nelle quattro ipotesi di cui all'art. 44 co 1, che non richiedono lo stato di abbandono né il suo accertamento, trattandosi di casi volti a rispettare vincoli affettivi e relazionali preesistenti e/o a risolvere situazioni personali nelle quali l'interesse del minore a un'idonea collocazione familiare deve prevalere, finalizzati in sostanza all'instaurazione di vincoli giuridici significativi tra il minore e chi di lui stabilmente si occupa: l'adozione è consentita anche a chi non è coniugato e alla persona singola, non è previsto l'affidamento preadottivo, non cessano i rapporti con la famiglia di origine della quale il minore mantiene il cognome aggiungendovi quello dell'adottante, il consenso del genitore esercente la potestà è elemento necessario, l'adozione è revocabile per gravi motivi

Né elementi contrari alla superiore interpretazione discendono dalla pronuncia della Cassazione n. 22292/2013 richiamata dall'appellante. Lo specifico caso in cui la Corte si è pronunciata riguardava un'ipotesi in cui, in presenza di una pronuncia dichiarativa dello stato di adottabilità di una minore, soggetta a impugnazione da parte dei genitori naturali, due coniugi titolari della casa famiglia presso cui la minore era collocata da lungo tempo avevano avanzato domanda di adozione ex art. 44 co. 1 lett. d) allegando l'impossibilità di un affidamento preadottivo in quanto da ritenersi contrario all'interesse della minore l'affidamento a una famiglia diversa ai fini dell'adottabilità, stante il forte attaccamento sviluppato verso i collocatari provvisori; affidamento preadottivo in concreto realizzato nelle more del giudizio di appello sullo stato di adottabilità mentre al momento della pronuncia della Cassazione si era altresì determinato il passaggio in giudicato della sentenza dichiarativa dello stato di adottabilità. In tale contesto la Corte ha ritenuto escluso in radice il presupposto per l'adozione in casi particolari ex art. 44 co. 1 lett. d, giacché l'affidamento preadottivo, in quanto già in essere, ovviamente non poteva ritenersi impossibile né, sulla base di un prospettato interesse della minore, costituente il criterio guida di tutta la normativa sull'adozione e dunque, anche dell'adozione legittimante, poteva dilatarsi la nozione di impossibilità di affidamento preadottivo sino a essere comparata o messa sullo stesso piano con la concreta possibilità di un affidamento preadottivo, e, quindi, di un'adozione piena, costituente per il Legislatore la scelta primaria”

Ha stabilito che: “Le indagini espletate con riferimento all'art. 57 legge 184/83 hanno consentito di accertare in capo alla (omissis) idoneità affettiva e capacità educativa, con riferimento a tutti i profili di sostegno allo sviluppo della personalità della minore: istruzione, salute, socialità (omissis) i cui genitori sono entrambi deceduti, mantiene un solido rapporto con il fratello e il nucleo familiare di quest'ultimo, ha una propria professionalità, quale psicologa psicoterapeuta, che le induce una naturale predisposizione all'attenzione alle esigenze (omissis) è motivata all'adozione dal desiderio di tutelare giuridicamente la minore, essendo la madre della minore figlia unica e lei stessa la persona che, insieme alla madre, si è occupata (omissis) fin dalla nascita e con la quale la minore ha, pertanto, sviluppato un legame profondo di natura filiale”.

“Le indagini hanno consentito di accertare altresì, quanto alla minore, ora di sei anni, uno stato di benessere coinvolgente aspetti ludici, sociali, scolastici, ricreativi, affettivi, culturali, educativi e materiali che (omissis) concorre ad assicurare e soddisfare sin dalla nascita della minore; in particolare quest'ultima risulta vivere con naturalezza la propria storia e realtà familiare, condizione che consente di ritenere sussistente intorno alla minore un contesto personale e familiare, di cui la (omissis) è parte rilevante, che può rassicurare circa la rispondenza alle necessità della minore di affetto, ascolto, sostegno e sicurezza, anche in un'eventuale prospettiva di insorgenza di difficoltà. È peraltro oggettivamente impossibile che possa essere oggi compiuta alcuna previsione sulla vita futura e sulla effettiva crescita equilibrata della minore, che l'appellante vorrebbe invece vedere analizzata senza peraltro specificamente argomentare circa i dati di pregiudizio concretamente rilevati nella fattispecie; difficoltà di previsione presente in ogni situazione di adozione non tanto diversamente, peraltro, soprattutto nell'attualità, da ogni situazione di crescita di un minore, naturale o adottivo che sia.

Sulla base di tutti i superiori elementi deve dunque affermarsi che rivestire di contenuto giuridico il rapporto di fatto esistente tra (omissis) realizza il preminente interesse della minore. La sentenza va, dunque, confermata”.

Corte di Appello di Roma – sezione minori - 20.10.2015.

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