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STORIA D'AMORE FINITA? VADEMECUM DELLA CASSAZIONE SUI REGALI DA RESTITUIRE O MENO

Alla fine di una relazione durata parecchi anni, il partner richiedeva la restituzione di tredici oggetti d'arte, tra cui opere di autori famosi quali (OMISSIS), che durante la storia sentimentale tra le parti, aveva consegnato alla sua compagna.

Trattasi di casi disciplinati dall’art. 770 del codice civile che recita così: “È donazione anche la liberalità fatta per riconoscenza o in

considerazione dei meriti del donatario o per speciale rimunerazione. Non costituisce donazione la liberalità che si suole fare in occasione di servizi resi o comunque in conformità agli usi”.

A tal proposito la Corte di Cassazione coglie l’occasione per chiarire come “La norma di cui all'art. 770, comma 2, dovrebbe essere applicata sulla base di criteri di rigore, rifacendosi a prassi consolidate nella società, al di là di "eventuali pratiche divenute comuni tra le parti". Secondo il ricorso la nozione di liberalità d'uso sarebbe quindi rinvenibile, esemplificativamente, nel caso dei regali di Natale, ma non in relazione ad eventuali regali di Pasqua, restando esclusi in ogni caso i regali dovuti a comportamento stravagante, che contrasta con la consuetudine che deve presiedere alla liberalità d'uso. La doglianza, che presenta profili di inammissibilità perchè non risulta svolta in questi termini in appello, atteso che questo profilo non è trattato in sentenza, è comunque infondata. La liberalità d'uso si configura qualora sia disposta in determinate occasioni, quali le nozze, i compleanni, gli anniversari, in cui per consuetudine si è instaurata l'abitualità diffusa di un certo comportamento. La sussistenza delle condizioni per il manifestarsi di questi usi è verificabile diacronicamente, potendosi registrare adattamenti nel costume che sono recepiti dalla natura elastica della norma. Ne consegue che feste e ricorrenze affermatesi nel corso del tempo possono far sorgere e consolidare usi nuovi, che legittimano l'applicazione della disposizione in esame. Ciò è quanto hanno ritenuto i giudici di Milano nel configurare quale liberalità d'uso i regali fatti in occasione di due festività di conio non antico, quali la Festa della donna e la festività di San Valentino, da tempo impostesi con indiscutibile rilevanza in Italia e nel mondo occidentale.

In occasione di esse, ma altrettanto potrebbe dirsi per le c.d. festa della mamma o del papà, è invalso l'uso di regali tra gli innamorati o in onore alle donne, in quanto regali che si giustificano, come hanno rilevato tribunale e Corte di appello (cfr sentenza impugnata pag. 21 e 27), in relazione al legame esistente tra le parti. È apodittico affermare che si tratti di stravaganti usi non riconducibili al disposto normativo ed è errato infatti affermare che regali di Pasqua - si pensi al regalo abituale dell'uovo di cioccolato, non di rado con sorprese preziose appositamente introdottevi - non corrispondano ad una consuetudine.

Che le abitudini attuali registrino, anche in occasione di festività di più recente storia, l'uso del dono di fiori, dolciumi o piccoli gioielli è realtà incontestabile, che appartiene alle comuni conoscenze e che è stata affermata sia pur implicitamente anche nel caso di specie, mediante i richiami svolti a pag. 27.

Ivi si è portata l'attenzione al costume sociale e familiare, evidentemente ritenuto sussistente, e alla circostanza che "l'entità dell'attribuzione" va commisurata alla condizione socioeconomica delle parti.

Magistralmente Cass. 12142/93, nell'affermare che il rilevante valore dell'oggetto donato non è ostativo alla configurazione di una liberalità d'uso, ha avuto modo di spiegare che usi e costumi propri di una determinata occasione sono da vagliarsi anche alla stregua dei rapporti esistenti fra le parti e della loro posizione sociale”

Cass. civ. Sez. II, Sent., 19-09-2016, n. 18280

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