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TRADIMENTO SUI SOCIAL NETWORK: NON SEMPRE AUTOMATICO L’ADDEBITO PER COLPA NELLE SEPARAZIONI

In un caso in cui la moglie aveva “intrapreso una relazione, via internet, con un altro uomo”, la Corte di Appello di Roma, secondo la ricostruzione fatta dalla Suprema Corte, “non ha ammesso le prove testimoniali richieste dal ricorrente in quanto ha ritenuto che la dimostrazione della relazione via internet della signora S. non sarebbe stato comunque un fatto giustificativo dell'addebito della separazione in assenza di una prova sull'efficienza causale di tale fatto rispetto alla crisi dell'unione coniugale. Tale ratio decidendi è conforme alla giurisprudenza di legittimità che ha più volte precisato come "Ai fini della pronuncia di addebito, non è sufficiente la sola violazione dei doveri previsti a carico dei coniugi dall'art. 143 c.c., ma occorre verificare se tale violazione abbia assunto efficacia causale nella determinazione della crisi coniugale ovvero se essa sia intervenuta quando era già maturata una situazione di intollerabilità della convivenza" (Cass. sez. 1, 27.01.2014 N. 1696). Dalla lettura della motivazione risulta che la Corte di appello abbia vagliato la presunta relazione virtuale della signora S., ma abbia ritenuto che il suo comportamento sia intervenuto quando era già maturata una situazione di intollerabilità della convivenza, dovuta anche ad episodi di violenza posti in essere dal marito e documentati da certificati medici. Sulla base di queste valutazioni la Corte di merito ha escluso pertanto che il fallimento dell'unione coniugale sia addebitale ad un comportamento specifico della moglie, ritenendolo invece riferibile a reciproche difficoltà nel rapporto tra i due coniugi risalenti nel tempo”. Cass. civ. Sez. VI - 1, Ord., 14.07.2016, n. 14414

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