Unioni

LEGGE 76/2016: CONVIVENTE DI FATTO IMMIGRATO NON PUÓ ESSERE ESPULSO

“occorre registrare, allo stato, un orientamento, maggioritario, della Corte secondo il quale la semplice convivenza more uxorio non è ostativa alla espulsione ai sensi della norma innanzi citata (così Cass. Sez. 1^, n. 48684 del 29.9.2015, rv. 265387, secondo cui la norma in commento, in quanto di natura eccezionale, non sopporta interpretazioni analogiche; Sez. 1^, n. 16446 del 16.3.2010, rv. 247452; Sez. 1^, n. 24710 del 22.5.2008, rv. 240596, e dello stesso anno rv. 242518). Di segno contrario e cioè nel senso che anche la convivenza more uxorio, in quanto in concreto pienamente omogenea a quella matrimoniale, è ostativa alla espulsione di cui al D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 16, è la pronuncia n. 26753, Sez. 1^, del 27.5.2009, rv. 244715.

L'applicazione normativa delle regole appena evocate non può tuttavia ignorare che in data 20.5.2016 è stata approvata la L. n. 76, giustamente accolta dall'opinione pubblica, dagli operatori e

dai teorici del diritto come disciplina epocale, con la quale, come è noto, sono state riconosciute dall'ordinamento statuale e disciplinate positivamente le unioni tra persone dello stesso sesso e, con esse, anche quelle di fatto tra eterosessuali. Orbene, la finalità perseguita dal legislatore con tale nuova regolamentazione è quella di parificare, pur distinguendo le relative discipline positive e specifiche, la nozione di coniuge con quella di persona unita civilmente, e questo attraverso l'introduzione, a fianco del matrimonio regolamentato dall'art. 82 c.c. e segg., del c.d. "contratto di convivenza". La legge inoltre, per quanto di interesse, ha cura di stabilire il principio generale che, ove nelle leggi dello Stato compaia il termine "coniuge", questo deve intendersi riferito anche alla persona civilmente unita ad un'altra con il contrato di convivenza; analoga parificazione si legge poi esplicitamente all'art. 1, comma 38, ai fini delle facoltà riconosciute al coniuge dall'ordinamento penitenziario.

Tutto ciò non può pertanto non riverberarsi sulla regolamentazione della fattispecie concreta venuta all'esame della Corte, non potendosi negare al ricorrente la possibilità, alla luce delle nuove regole, di acquisire lo status familiare riconosciuto dalla legge ai fini in discorso, considerazione questa che comporta, conseguenzialmente, la necessità di provvedere all'annullamento dell'ordinanza impugnata con rinvio al Tribunale di sorveglianza di Torino affinchè provveda al riesame dell'opposizione proposta dal ricorrente decidendola alla luce del seguente principio di diritto "la convivenza dello straniero con una cittadina italiana riconosciuta con "contratto di convivenza" disciplinato dalla legge 20 maggio 2016, n. 76 è ostativa alla espulsione a titolo di misura alternativa alla detenzione di cui al D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 19, comma 2, lett. c), e tale causa ostativa deve essere valutata se sussistente o meno al momento in cui l'espulsione viene messa in esecuzione"”

Cass. pen. Sez. I, Sent., (ud. 27-06-2016) 18-10-2016, n. 44182

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